Il progetto Pecore Attive

Il progetto Pecore Attive intende avviare una micro-filiera di lavorazione artigianale della lana ovina da razze autoctone pugliesi con il duplice obiettivo:

1. dare nuova vita e valore, anche commerciale, ad una risorsa territoriale, la lana ovina (che attualmente costituisce un rifiuto speciale di problematico smaltimento), attraverso la produzione di manufatti artigianali in feltro e

2. fornire opportunità di inclusione sociale a categorie di persone svantaggiate.


La lana un rifiuto o una risorsa?
La lana di pecora rappresenta oggi a livello nazionale un serio problema gestionale per gli allevatori. Ad ogni primavera, infatti, le greggi devono essere tosate e la lana, considerata oggi rifiuto speciale, deve essere smaltita nel rispetto delle vigenti norme, con esborso monetario da parte degli imprenditori zootecnici.
In Puglia, in particolare, la maggior parte delle popolazioni ovine allevate sono a lana cosiddetta “moscia”, non adatta, per fattori di natura strutturale delle fibre, alla filatura e tessitura; la lana “moscia”, in particolare quella della razza autoctona Altamurana, veniva impiegata fino agli anni ’80 del secolo scorso nella produzione dei materassi e fiorente era l’attività artigianale o semi-industriale ad essa collegata. Il declino nell’uso di materassi a molle, per motivi di allergenicità e per la necessità di rigenerazione periodica dell’imbottitura, ha segnato la perdita di interesse commerciale nei confronti della lana ovina “moscia”, contribuendo, insieme ad un più ampio e profondo mutamento della società rurale e degli scenari di mercato, all’abbandono delle razze autoctone pugliesi, selezionate per secoli dalla natura e dall’uomo per l’adattamento alle specifiche condizioni climatiche, territoriali e nosologiche degli areali originali di allevamento.
La razza Altamurana, in particolare, conta oggi delle consistenze numeriche drammaticamente limitate ed è, pertanto, considerata, una razza a forte rischio di estinzione.