Razze ovine autoctone Pugliesi

 

Altamurana

Autoctona dell'areale della Murgia barese, la pecora Altamurana è una razza a triplice attitudine, particolarmente rustica e ben adattata all'ambiente povero e frugale dei pascoli murgiani. La razza Altamurana non ha subito il processo di modernizzazione che ha coinvolto altre razze, anche di recente introduzione nell'area, a causa delle risposte produttive ritenute insoddisfacenti dagli allevatori, nonostante che ancora negli anni '50 se ne vantassero le caratteristiche di rusticità e di bontà qualitativa delle produzioni.
Fino ai primi anni '80, sia per la sua consistenza che per l'entità delle sue produzioni, la pecora Altamurana rappresentava ancora una delle popolazioni di maggiore interesse del meridione peninsulare d'Italia e gli allevatori ricordano oggi volentieri queste proprietà anche se ormai nelle aziende dell'area di origine (Murge baresi), un rapido incremento delle produzioni è stato ricercato, già da molti anni, attraverso l'incrocio con l'affine razza Leccese. Oggi sulla Murgia barese l'allevamento delle pecore moscie (Altamurana e Leccese), è stato ormai quasi completamente sostituito con razze a più spiccata vocazione lattifera, Sarda e Comisana soprattutto, ma anche Valle del Belice e Langhe.

La significativa contrazione numerica dei capi ovini allevati nell'Italia Meridionale Continentale ha avuto ripercussioni severe soprattutto nei confronti della pecora di razza Altamurana, che tra le popolazioni ovine dell'Italia Meridionale, è quella che prima e più di ogni altra ha subito attentati genetici e dai circa 200.000 capi censiti negli anni '50 ed alle oltre 100 mila unità ancora allevate in purezza negli anni '70, è passata alle attuali consistenze di circa 300 unità distribuite in quattro allevamenti nelle province di Bari e di Foggia (vedi fig.) e deve essere classificata, secondo la Watch List della FAO, come razza endagered maintained (razze critiche: femmine < 100; riproduttori ≤ 5; popolazione totale ~ 100 in riduzione; razze a rischio: femmine 100-1000; riproduttori 5-20; popolazione totale ~ 100 in crescita o ~ 1000 in riduzione; razze critiche o a rischio mantenute; razze delle due categorie ma sotto controllo di mantenimento pubblico).
Ciò nonostante, l'allevamento ovino in questo comprensorio riveste ancora oggi dimensioni quantitative di rilievo tali da rappresentare un tema di interesse tecnico, economico e sociale, nonché ambientale e politico, anche perché si riflette sulla necessità di valorizzare il territorio attraverso la migliore integrazione tra risorse economiche ed ambientali, favorendo la salvaguardia e la valorizzazione di ambienti nei quali i caratteri di marginalità comportano un continuo degrado.

I caratteri di razza
I soggetti di razza Altamurana sono a vello bianco aperto e di mole medio-piccola; costituzionalmente robusti e precoci nello sviluppo, sono buoni utilizzatori dei pascoli murgiosi. L'Altamurana è ricordata come una pecora a triplice attitudine: latte, carne e lana. La lana, pur considerata tra le migliori lane italiane da materasso, è divenuta un prodotto marginale del gregge visto lo scarso peso economico dovuto al rapido progresso delle fibre sintetiche e dei materassi a molle.

Vello
bianco, aperto, costituito da bioccoli appuntiti, esteso con filamenti pendenti, lunghi e lucenti; coprente regolarmente il tronco, il collo, la base del cranio e la coda; lana corta nella regione sterno-ventrale; filamenti mediamente corti sulla parte superiore degli arti e quasi sempre assenti nella parte inferiore; presenza di alcuni peli morti nel sottovello.

Caratteri produttivi:

Lana
produzione media in sucido
maschi: 18 mesi kg 2,4; adulti kg 3
femmine: 18 mesi kg 1,8; adulti kg 2

 

Gentile di Puglia

L'origine della razza ovina Gentile di Puglia è oggetto di animate controversie tra gli storici.
L'opinione maggiormente diffusa è che le razze ovine pugliesi fossero, fino all'inizio dell'età moderna, caratterizzate da produzioni di scarso valore. Si attribuisce all'introduzione di arieti merinos spagnoli nella seconda metà del Quattrocento il progressivo miglioramento del patrimonio ovino pugliese, fino a quel momento costituito quasi esclusivamente da pecore leccesi.
La razza ovina Gentile di Puglia sarebbe quindi frutto di incroci tra pecore locali di scarso pregio e merinos spagnoli.
Altobella e Muscio, che hanno condotto approfonditi studi circa la questione dell'origine della razza Gentile di Puglia, sostengono un'ipotesi opposta a quella comunemente diffusa.
Essi infatti sottolineano che non esiste alcuna documentazione che attesti importazioni di merinos spagnoli in Puglia. Esistono invece fonti documentarie che riportano dell'esistenza, in Puglia di una pecora a lana fina, già prima dell'introduzione di merinos spagnoli.
Fonti antiche, risalenti all'età romana, descrivevano pecore a lana bianca con un vello assimilabile a quello della razza Gentile, diffuse sul territorio pugliese.
Sia Plinio che Varrone dividevano in due classi le pecore pugliesi: le pellitae o tectae, dal vello bianco e soffice, diffusesi da Taranto alla Daunia, e le coloniche, dalla lana irta e pelosa, affini alle pecore mosce o leccesi.
Le prime venivano allevate con un sistema stanziale, per prevenire qualunque inquinamento del bianco manto, mentre le seconde venivano allevate con un sistema brado o transumante. Sono stati rinvenuti alcuni reperti archeologici, nei pressi del fiume Carapelle, che ritraggono pecore con caratteristiche tipiche della razza Gentile di Puglia, risalenti all'epoca degli antichi Dauni.
Nella Naturalis Historia Plinio descrive le razze ovine presenti in Spagna in età romana, come caratterizzate da lana rossa o nera, ma non vi è cenno a pecore dal vello bianco.
Tali pecore sarebbero invece comparse nella penisola iberica dopo il 60 d.C., a seguito di importazioni di arieti provenienti dalla Puglia. Secondo queste e numerose altre testimonianze dell'epoca, la pecora merina spagnola sarebbe pertanto derivata da una razza pugliese, e non il contrario. Esistono anche documentazioni storiche che inducono pensare che la razza Gentile si sia diffusa dalla Puglia verso il nord-Africa e la Spagna, già nel I secolo a.C., ad opera delle invasioni saracene.
L'allevamento di questa razza ovina subì una lunga battuta d'arresto nel periodo medioevale, per riprendere intorno al XIII secolo, come fonte di lana pregiata per importanti centri tessili industriali dell'Italia Settentrionale.
I capi di bestiame ovino, presenti nel Tavoliere, si ridussero da due milioni alla fine del '500 a seicentomila nel 1635.
Il '700, cessato il difficile periodo vicereale spagnolo e subentrato ad esso quello austriaco e poi dei Borbone, fu un secolo di forte crescita economica per la Capitanata e Foggia.
Nel 1806, con l'abolizione della Mena delle Pecore di Foggia giunse a termine la lunga storia di questa istituzione.
La consistenza della razza Gentile di Puglia (fonte 2004) è passata, nell'ultimo cinquantennio, da circa 1 milione di capi a 4587 soggetti allevati in 30 aziende distribuite tra Puglia, Basilicata, Abruzzo, Calabria e Molise nel 2004 ed a 2816 soggetti in 29 aziende nel 2006. La razza viene allevata in pianura, in collina e in montagna. Il sistema di allevamento comprende: i sottosistemi pastorale, semipastorale, stanziale brado e non brado, in piccoli, medi e grandi greggi.